• 03/03/2024

Adaptation: webdoc del Politecnico di Torino

 Adaptation: webdoc del Politecnico di Torino

Dai ghiacciai alle profondità del mare, i progetti del Politecnico di Torino per l’adattamento alla crisi climatica raccontati in una puntata speciale del webdoc Adaptation, online dal 16 maggio

Il riscaldamento globale non fa sconti a nessuno. Tutti gli ecosistemi sono a rischio e con essi le specie che li abitano. L’acqua, poi, è una risorsa sempre più rara e per questo va monitorata e tutelata. Abbiamo seguito per giorni il lavoro di ricercatrici e ricercatori del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico, in laboratorio e sul campo, e adesso ve lo raccontiamo.

L’ascesa al ghiacciaio del Mont Gelé è l’immagine di copertina che abbiamo scelto per mostrare al mondo l’impegno e la dedizione che gli studiosi del GlacierLab del Politecnico di Torino mettono nel loro lavoro.

Quando li abbiamo seguiti in quota faceva freddo ma non troppo, era l’inizio di dicembre 2022. La missione era monitorare e ‘misurare’ le masse glaciali per poi fare, in laboratorio, la diagnosi del loro ritiro e di ciò che succede nei territori lasciati liberi dai ghiacci. Nessuno si attendeva particolari buone notizie dall’esito della campagna, l’obiettivo, piuttosto, era quello di aggiornare, grazie ad avanzate tecnologie di rilevamento da terra e da cielo, la ‘fotografia’ del ghiacciaio. Questo per capire quanto si ritira ogni anno e per quali cause (tra loro concomitanti).

Abbiamo poi visitato il Laboratorio di Idrologia e Costruzioni idrauliche che, come anche il GlacierLab, afferisce al DIATI, il Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico. Al suo interno ci sono due ‘oggetti’ molto interessanti. Un canale lungo 50 metri in cui vengono generate delle onde che vanno ad impattare su modellini di posidonia, simulando ciò che avviene nei mari e negli oceani (viene, così, testata la capacità della posidonia di fare da barriera naturale alle onde, difendendo le coste dalle mareggiate) e un ‘pioggiatore’.

Quest’ultimo si presenta come una torre da cui cadono gocce di pioggia di grandezza e con frequenza regolabile e aiuta a capire come tali gocce interagiscono con l’atmosfera e con il suolo.

E ancora, siamo stati sui torrenti Orco e Sangone, per capire come vengono studiati i corsi d’acqua e quanto poco sappiamo delle loro reali portate. Cosa succede all’ecosistema quando un fiume va in secca e poi torna gonfio d’acqua? Come e in quanto tempo si ripopola di specie animali?

Queste le domande che si sono posti alcuni ricercatori del DIATI, mentre altri stanno progettando delle rampe di ultima generazione che dovranno aiutare i pesci a ‘scavalcare’ gli ostacoli che trovano nei fiumi (es. dighe e sbarramenti) consentendo loro di andare a deporre le uova nei luoghi più indicati. Aiutare la natura a fare la natura, cercare di riparare a errori del passato, studiare ciò che non conosciamo dell’ecosistema per trovare delle soluzioni di convivenza tra le specie, tutto questo è adattamento.

Il nostro Dipartimento è impegnato da tempo sulla ricerca di soluzioni per l’adattamento al cambiamento climatico e il riconoscimento da parte del Ministero della Ricerca di “Dipartimento di Eccellenza” per i progetti cambiamenti_climatici@polito e climate_transition@polito è stato un ulteriore impulso per investire in nuovi laboratori, attività di ricerca e per potenziare l’offerta didattica” spiega il professor Francesco Laio, Direttore del DIATI. E prosegue: “Cerchiamo inoltre di investire nella condivisione con la società dei risultati della nostra ricerca. Per questo sentiamo vicino l’approccio del giornalismo costruttivo e abbiamo voluto aderire all’iniziativa Adaptation“.

“Le esperienze fatte in laboratorio e sul campo con le studiose e gli studiosi del DIATI ci hanno insegnato che la ricerca non dorme mai, soprattutto quella che ha al centro il monitoraggio di processi naturali impattati dalla crisi climatica e l’individuazione di soluzioni per aiutare uomo e natura a convivere nel nuovo mondo che si va delineando” dice Marco Merola, giornalista e fondatore di Adaptation. “Crediamo che lo Speciale Politecnico di Torino racconti nel miglior modo possibile questa avventura scientifica, dando voce ai protagonisti, mostrando immagini  inedite, spiegando l’importanza di alcuni esperimenti anche attraverso infografiche semplici e adatte a ogni tipo di pubblico”.

 

Cos’è ADAPTATION

ADAPTATION è un progetto giornalistico internazionale nato per documentare la convivenza tra l’uomo, la tecnologia e la natura nell’era del climate change.  Ogni giorno i media di tutto il mondo rilanciano notizie di catastrofi naturali legate alla crisi climatica e disegnano scenari drammatici per il futuro. Da più parti vengono invocate decisioni radicali dei governi per ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera mentre l’Intergovernmental Panel on Climate Change avverte che restano solo pochi anni per salvare il pianeta.

A una domanda, però, non viene mai data risposta: cosa sta facendo l’umanità per salvare se stessa?

Tecnologie innovative, storie di luoghi che cambiano, terre che si rigenerano, persone in prima fila nella lunga marcia dell’adattamento, questo è ciò che racconta ADAPTATION, un webdoc di ‘constructive journalism’ (link) che sfrutta le potenzialità della comunicazione digitale per parlare a pubblici diversi e di tutte le età.

 

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