• 03/03/2024

Baratuciat, l’antico vitigno piemontese

 Baratuciat, l’antico vitigno piemontese

Una giornata con degustazione al Castello di Camino per riscoprire il Baratuciat, l’antico e raro vitigno della Val di Susa, oggi riscoperto e rivalutato

 

Il Piemonte è una terra straordinaria, uno scrigno che nasconde profumi e sapori antichi, come nel caso del Baratuciat, un raro vitigno bianco piemontese, originariamente coltivato nella zona della Val di Susa. Un vitigno antico, che rischiava di diventare un vero e proprio tesoro dimenticato.

Ma di recente le sue qualità sono state riscoperte dai viticoltori piemontesi della Val di Susa, delle Langhe e del Monferrato. Ed è proprio ai vini prodotti con il Baratuciat che verrà dedicata una giornata di degustazioni al Castello di Camino, in provincia di Alessandria.

L’evento, dal titolo “Baratuciat, vitigno in cam(m)ino tra Valsusa, Langhe e Monferrato“, si terrà il 23 di luglio e prevede il racconto del vino attraverso degustazioni e una masterclass tenuta dall’enologo Gianpiero Gerbi.

Sarà una giornata interamente dedicata al Baratuciat, nell’intento di far riscoprire agli appassionati di vino questa rara perla piemontese.

L’evento

L’evento “Baratuciat, vitigno in cam(m)ino tra Valsusa, Langhe e Monferrato”, programmato per domenica 23 luglio, si terrà al Castello di Camino e inizierà in mattinata alle ore 10:30, con una rapida presentazione dell’antico vitigno, con riferimenti alle sue caratteristiche e alla sua storia.

La mattinata proseguirà con la masterclass guidata dall’enologo Gianpiero Gerbi che analizzerà questo vino sotto diversi aspetti. In primo luogo esaminerà le diverse tipologie, dallo spumante al passito, passando per il bianco fermo. Ci sarà poi un focus sulle diverse sfumature legate ai tre differenti territori di coltivazione, quali la Val di Susa, le Langhe e il Monferrato.

Da mezzogiorno alle ore 19:00, la giornata proseguirà nel Salone delle feste del castello con il banco dedicato agli assaggi. Qui sarà possibile degustare le diverse tipologie di Baratuciat provenienti dalle tre diverse aree di produzione. Inoltre sarà possibile abbinare a questi vini uno spumante del Monferrato da consumare sulla terrazza del castello.

Il prezzo per l’ingresso al castello è di 15 euro e comprende la degustazione libera al banco di assaggio, la visita al parco, ai saloni e alla terrazza del Castello. Prevista inoltre la possibilità di acquistare il vino direttamente dai produttori.

La masterclass è invece a numero chiuso e sarà necessaria la prenotazione (sino a esaurimento dei posti disponibili). Per prenotazioni telefonare al numero 3425622632 o inviare un’email a questo indirizzo.

Il costo della masterclass è di €20 e comprende l’ingresso al castello e la degustazione libera.

Baratuciat: caratteristiche e storia

Da questo particolare vitigno si ottiene un’uva dalla forte acidità che ben si adatta alla produzione di basi per spumante. Il vino ottenuto dal Baratuciat ha un colore giallo paglierino tenue con tonalità di verde e presenta un profumo molto intenso con note di ananas, mela verde e sentori di fieno ed eucalipto. Si tratta di un vino strutturato, con un gusto equilibrato è una buona acidità.

La resistenza di questo vitigno alle principali patologie fungine consente l’appassimento dell’uva e rende il Baratuciat adatto anche alla produzione di vini passiti.

Per quanto riguarda la storia del Baratuciat, a seguito degli studi condotti dagli ampelografi Anna Schneider e Stefano Raimondi, si è scoperta l’esistenza di riferimenti storici locali risalenti alla fine del diciannovesimo secolo. La prova dell’esistenza di questo vitigno nell’area della bassa Valle di Susa deriverebbe da un documento redatto dalla Commissione Ampelografica della Provincia di Torino alla fine del 1800. All’interno del documento è citato un vitigno denominato “Berlon ‘d ciat bianco“, che richiama chiaramente la denominazione attuale.

Oggi il vitigno è coltivato in vigneti presenti nei comuni di Almese, Buttigliera e Villarbasse. Il Baratuciat è stato sottoposto a studi e analisi per la caratterizzazione agronomica ed enologica. Gli esami in questione non hanno messo in evidenza corrispondenza genetiche con altri vitigni piemontesi, anche se è emersa una certa somiglianza con il Cascarolo, vitigno di uva bianca diffuso nelle colline del Torinese e del basso Monferrato.

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Paolo Alpa

Redattore con esperienza in ambito turistico, enogastronomico e ambientale

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