• 04/03/2024

Coesa, dare valore all’energia

 Coesa, dare valore all’energia

Da dodici anni l’azienda piemontese Coesa aiuta gli imprenditori a scegliere le migliori soluzioni energetiche per il proprio business

Fondata a Torino nel 2012, Coesa è una ESCo (Energy Service Company) che semplifica la transizione ecologica di imprese, pubblica amministrazione e famiglie. L’azienda opera come General Contractor per l’efficientamento energetico, con una gamma di servizi che vanno dall’audit energetico alle pratiche per ottenere fondi e incentivi fiscali.

Gli esperti Coesa – oggi una quarantina, con una capillare rete commerciale in tutta Italia – accompagnano energy manager e amministratori anche nell’individuazione di incentivi fiscali, ecobonus, conto termico e progetti europei particolarmente vantaggiosi.

Abbiamo chiesto a Federico Sandrone, amministratore delegato e co-fondatore, di parlarci del ruolo di Coesa nel favorire il passaggio verso l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

Qual è il contributo che volete dare alla transizione ecologica e in che modo volete esserne protagonisti?

«Il nostro lavoro è rivolto alle energie rinnovabili e in un Paese come l’Italia il maggior contributo che possiamo dare è proprio sugli impianti alimentati da energia pulita. Per prima cosa, seguiamo le aziende non solo con l’installazione del mero impianto, ma semplificando i processi che devono compiere nel cammino verso la transizione ecologica.

Questo significa che il cliente potrà fare un intervento per risparmiare sui costi del proprio impianto e anche passare totalmente all’energia pulita, senza doverci pensare troppo.

L’efficientamento energetico richiede iter burocratici e progettuali molto complessi e un conseguente impegno in termini di investimenti finanziari. Per questo, agevoliamo le imprese fornendo loro dei pacchetti chiavi in mano e occupandoci di qualsiasi pratica inerente agli impianti green: dagli impianti fotovoltaici alle pompe di calore, fino agli interventi sull’involucro edilizio.

Seguiamo la progettazione, l’iter burocratico, la realizzazione e la manutenzione. Possiamo fare dei contratti dove garantiamo il risparmio al cliente e possiamo anche finanziare l’impianto.

Come è noto, la transizione ecologica è spinta da tanti incentivi, che sono molto spesso differenziati e non di facile consultazione, oltre a variare annualmente. Noi possiamo dire che lavoriamo con i bonus energetici fin dal 2012, molto prima del Superbonus introdotto in ambito edilizio nel 2020 e che è stato sotto l’occhio di tutti.

Il nostro ruolo è quello di selezionare l’incentivo migliore per l’intervento e applicarlo direttamente al cliente. Fermo restando che il nostro interesse è comunque realizzare l’opera».

Quali sono le vostre linee di business principali?

 «Il nostro asset prioritario è rappresentato dagli impianti fotovoltaici industriali, di media e grande taglia, costituiti da pannelli installati sui tetti delle aziende o sui terreni, a servizio di un singolo imprenditore o delle comunità energetiche. Queste ultime sono oggetto dei nostri studi da tempo, anche se il decreto che le regolamenta è uscito da poco.

Inoltre, realizziamo interventi di efficienza energetica rivolti a società Onlus e ad enti del Terzo Settore: si tratta di clienti abbastanza complessi, con sedi di lavoro in edifici di grandi dimensioni e per questo abbiamo deciso di considerarli come target.

Uno dei principali vantaggi degli impianti fotovoltaici è che non necessitano di costante manutenzione e ciò vale sia rispetto al solare che a qualunque altro impianto energetico. In più, possiede un alto livello di maturazione tecnologica e i prezzi per realizzarlo sono ottimi.

Inoltre, si tratta di impianti che si fanno in grid parity: sussiste cioè la pari competitività fra il costo di produzione dell’energia elettrica prodotta con il fotovoltaico e il costo di acquisto dell’energia prodotta da fonti fossili.

Tutto questo è ovviamente riferito a impianti di grande taglia, è un risultato che si nota su larga scala. Lo sviluppo che la tecnologia legata al fotovoltaico sta avendo, e avrà, e la sua ridotta attività di manutenzione è proprio quello che ci ha spinto a puntare su questo asset».

Economia circolare e fotovoltaico, nel vostro lavoro, hanno trovato un legame ancora più stretto grazie alla piattaforma Keep the Sun, il primo e-commerce europeo di pannelli solari usati. Come funziona?

«Partiamo da questa premessa: sia l’Europa che l’Italia importano pannelli fotovoltaici per il 90% dalla Cina, la quale è ormai molto più competitiva e con la quale è impossibile recuperare la posizione di svantaggio in cui ci troviamo in termini di produzione dei materiali.

L’Europa, insieme agli USA, è tra i maggiori consumatori di pannelli fotovoltaici. Dunque, l’idea è di iniziare a scommettere sul loro riutilizzo e riciclo. A differenza dei combustibili fossili, che saremo sempre costretti ad acquistare dagli altri paesi, i pannelli fotovoltaici una volta importanti rimangono qui, a casa nostra.

È arrivato il momento di incentivare l’utilizzo a tutto campo dei pannelli fotovoltaici e di spingere in questa direzione anche le politiche ambientali pubbliche, sia italiane che europee.

L’inevitabile obsolescenza a cui vanno incontro i pannelli fotovoltaici con il passare degli anni, proprio a causa del grande sviluppo tecnologico di cui si parlava prima, li porta a produrre un quantitativo minore di energia.

Tuttavia, in virtù del rendimento energetico ancora presente, essi possono continuare a essere utilizzati, in particolare dai clienti che hanno un budget limitato – il costo in questo caso è pari  a un decimo del costo di un pannello appena costruito – oppure da coloro che non hanno problemi di spazio e possono acquistare, per esempio, due pannelli a capacità energetica ridotta al posto di uno a capacità integrale.

Consideriamo, infine, che i pannelli possono durare anche trenta, quarant’anni e sono la soluzione ideale per coloro che hanno bisogno di impianti energetici a basso costo.

Gli sviluppi sono molteplici, questi impianti di seconda mano potrebbero anche essere utilizzati per la produzione di idrogeno verde.

Con questa piattaforma vogliamo permettere agli utenti di poter comprare o vendere pannelli ancora dotati di rendimento energetico, mettendo direttamente in contatto l’acquirente con il venditore. Nel caso sia impossibile il riutilizzo, proponiamo anche lo smaltimento presso soggetti che fanno parte del nostro network e che riescono a recuperare fino al 90% dei materiali di cui è fatto il pannello.

In conclusione, grazie a questo progetto vogliamo trasformare quello che attualmente è un rifiuto in una risorsa preziosa, con evidenti riflessi sulla riduzione dell’inquinamento ed anche sul nostro sistema economico».

Quali sono i progetti ai quali state lavorando?

«Le applicazioni del fotovoltaico possono essere molteplici e i progetti di sviluppo su cui stiamo lavorando sono su più fronti.

Gli impianti galleggianti sono un primo ambito. Essi sfruttano le acque depositate in bacini artificiali creati per l’estrazione di minerali e oggi inutilizzati. In Italia ne esistono tanti, al di fuori di zone turistiche o di pregio. Le installazioni che vi vengono posate non sono fisse, si tratta di moli rimovibili che non hanno alcun impatto sull’ambiente.

La copertura, anche parziale, della superficie può anche ridurre l’evaporazione delle acque e a diminuire la temperatura, favorendo lo sviluppo della fauna acquatica.

Questa è una delle nostre tecnologie più avanzate, è arrivata al di sopra della fase di ricerca e la stiamo già vendendo.

Un secondo ambito è quello delle serre fotovoltaiche, già ampiamente utilizzate dagli agricoltori, mentre allo studio abbiamo l’applicazione dei pannelli lungo facciate verticali. In questo caso, se la resa sarà minore rispetto ad un impianto a terra o ad un impianto a tetto, l’interesse economico può essere notevole, in virtù del minor costo di installazione.

La transizione ecologica ha un costo e noi cerchiamo sempre di applicarla con un occhio alla parte finanziaria. Il nostro ruolo è quello di fare in modo che per il cliente non ci sia differenza di costo rispetto a un’applicazione tradizionale. Questo obiettivo viene raggiunto attraverso gli incentivi oppure studiando la migliore soluzione a livello tecnico ed economico».

A Torino avete organizzato l’evento “ESC  The Next Energy”, con nomi di spicco della filiera energetica italiana. Di cosa si tratta?

«Con questo evento, sul quale ci siamo spesi molto, sollecitiamo le istituzioni a discutere di temi che interessano le aziende. Il focus sarà sulla democrazia energetica, intesa come la necessità, in quanto sistema Paese e sistema Europa, di avere un progetto comune legato alla produzione di energia.

Il vero valore aggiunto secondo noi è il mix energetico, una situazione in cui l’utilizzo di una fonte di energia non escluda l’altra. Da tecnici e da imprenditori industriali lo sappiamo: siamo riusciti a capire l’importanza di avere una produzione energetica nazionale e siamo anche usciti dalla dipendenza dal mercato russo, ma continuiamo a dipendere da paesi instabili.

Vogliamo quindi stimolare la politica e il mondo imprenditoriale a programmare una strategia energetica basata su un mix di tecnologie. Discuteremo quindi di come il mix energetico possa essere la chiave di una transizione energetica di successo e di come, ottimizzare le risorse del sistema Paese utilizzando energie diverse che includano eolico, nucleare, fotovoltaico e idrogeno».

L’appuntamento con “ESC – The Next Energy” è per lunedì 26 Febbraio 2024, dalle 9 alle 12.30 al Palazzo della Luce di Torino.

PIEMONTE ECONOMY -Coesa, dare valore all’energia
Federico Sandrone, amministratore delegato e co-fondatore di Coesa

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Giulia Baglini

Giornalista specializzata sui temi dell’innovazione e della sostenibilità

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