• 23/02/2024

Crisi climatica: conseguenze su agricoltura e allevamento

 Crisi climatica: conseguenze su agricoltura e allevamento

Una crisi climatica galoppante che non dà tregua all’agricoltura e all’allevamento della regione Piemonte

La crisi climatica è una realtà che ha un forte impatto sulla vita quotidiana di ognuno di noi (anche di coloro che, contro ogni logica, continuano a negarne l’esistenza). Si pensi alle conseguenze per agricoltura e allevamento, per le quali inevitabilmente ne paga il prezzo il consumatore finale, oltre che il produttore.

In Piemonte, per esempio, la Coldiretti ha lanciato l’allarme per la situazione che ha interessato la regione negli ultimi mesi. Le grandinate di luglio, un agosto rovente e poco piovoso, il caldo anomalo di settembre e ottobre, la siccità: sono tutti segnali poco incoraggianti di un clima che si dimostra sempre più ostile nei confronti di agricoltura e allevamento. Senza contare che si tratta della continuazione di un 2023 già partito con grandi difficoltà, dovute soprattutto alla grave siccità che ha compromesso le coltivazioni.

Una crisi climatica che ha impattato e impatterà negativamente su produzione di frutta e verdura, dove già si sono registrati significativi cali di produzione. Anche il settore dell’allevamento è in difficoltà, si pensi alle mucche e ai polli che, a causa dello stress dovuto al grande caldo, hanno prodotto rispettivamente meno latte e meno uova.

La Coldiretti Piemonte ha inoltre sottolineato una situazione d’emergenza per il settore dell’apicoltura.

Cambiamenti climatici e agricoltura piemontese

Secondo un monitoraggio di Coldiretti, il caldo eccessivo di fine estate e inizio autunno ha colpito la produzione agricola, bruciando letteralmente frutta e verdura, con ustioni che hanno provocato una perdita della produzione.

Nel distretto frutticolo più importante della provincia di Torino, ossia il Pinerolese, il caldo ha bruciato mele e pere portandole a marcire. La stima del calo di produzione è di circa il -15%.

Altre colture che hanno subito impatti negativi sono i pomodori, il mais e la soia.

Si salva in corner invece la raccolta dell’uva che, nonostante subisca un calo inevitabile per la situazione climatica, secondo Coldiretti rappresenta un settore con minori cali di produzione. Buoni esiti per la vendemmia dei nebbioli. Secondo l’associazione, le poche piogge di settembre hanno favorito la maturazione dei grappoli. Anche se non hanno risolto il problema della siccità, queste precipitazioni hanno consentito un abbassamento delle temperature nelle ore notturne, scongiurando l’appassimento dell’uva.

Si precisa che il caldo ha comunque causato una riduzione della polpa degli acini, contribuendo a una resa minore rispetto alla media storica del settore vitivinicolo.

La situazione degli allevamenti

Il caldo eccessivo di quest’estate e di inizio autunno ha impattato negativamente anche sul settore dell’allevamento. Come già accennato, a risentire della crisi climatica sono state le mucche, che a causa del grande caldo hanno mangiato meno e bevuto il doppio della quantità d’acqua normalmente consumata. Le conseguenze sono state il calo di peso e la minor produzione di latte.

Condizione analoga per i polli, per i quali c’è stato un calo del mangime consumato e di conseguenza una produzione di uova ridotta rispetto alla media.

Altro settore particolarmente colpito è quello dell’apicoltura. Le api infatti, a causa del grande caldo che ha contraddistinto i mesi passati, non riuscivano ad uscire dalle arnie. Di conseguenza, non potendo raccogliere nettare e polline, hanno prodotto meno miele.

Una situazione, quella della crisi climatica, che deve far riflettere e aprire gli occhi di fronte a condizioni che sempre più spesso si ripresentano e che rischiano di portare al collasso due settori come l’agricoltura e l’allevamento, economicamente importanti per la regione.

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Paolo Alpa

Redattore con esperienza in ambito turistico, enogastronomico e ambientale

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