• 18/05/2024

Economia piemontese e analisi della Banca d’Italia

 Economia piemontese e analisi della Banca d’Italia

Dal confronto tra i dati nazionali e i dati regionali presentati da Banca d’Italia, l’andamento economico del Piemonte è equiparabile al trend di crescita nazionale; ma i dati positivi si accompagnano a criticità e preoccupazioni per il futuro

L’andamento dell’economia locale regionale, confrontata con il trend nazionale, fornisce un’idea abbastanza chiara della salute economica di un territorio. Il Piemonte, per i dati riferiti al 2022, risulta essere in linea con l’andamento dell’economia italiana in generale; ce lo dice l’analisi della Banca d’Italia che ogni anno presenta una relazione sulle tendenze dell’economia.

A seguito di detta analisi, che comprende anche una previsione delle tendenze più recenti e delle prospettive future, nel mese di giugno, le sedi regionali della banca centrale hanno presentato a loro volta i rapporti sull’andamento delle economie locali. In tale occasione si è analizzato il confronto con il trend economico nazionale.

Come detto, nel caso del Piemonte si registra un’economia locale in linea con la media nazionale, anche se emergono diverse criticità e timori per il futuro.

I dati nazionali

Lo scorso anno il PIL italiano ha fatto registrare un +3,7%, un dato che indica una ripresa più decisa rispetto alle previsioni della primavera 2022, quando il Documento di Economia e Finanza (DEF) quantificava tra il 2,9% e il 3,1%.

Il dato del 2022 testimonia un incremento più trattenuto rispetto al +7% del 2021, ma pur sempre positivo rispetto al -9% nell’anno nero 2020.

Secondo l’analisi della Banca d’Italia la crescita dello scorso anno ha beneficiato dell’incremento nel settore costruzioni al +10,9%.

Molto bene il settore dei servizi che nel complesso cresce del +4,8%. Nello specifico crescono soprattutto commercio, ristorazione, alloggi e trasporti. Bene anche le attività amministrative e di supporto, le attività immobiliari, l’informazione e la comunicazione. Dato negativo per le attività finanziarie e assicurative che frenano al –3,2%.

Dati altalenanti dal settore manifatturiero, dove si registrano segni positivi per i settori tessile, farmaceutico, prodotti elettronici e mezzi di trasporto. Al contrario, frenano la chimica, la gomma, la plastica e le forniture di gas ed energia elettrica.

Segno meno anche per l’agricoltura che risente, in primo luogo, della siccità e dell’aumento dei costi dei fattori di produzione.

I dati economici del Piemonte

La sede della Banca d’Italia di Torino ha presentato il proprio rapporto mercoledì 21 giugno. Nell’analisi in questione si prevede una crescita della regione pari al +3,7%, numero che ricalca perfettamente la media nazionale. Si tratta pur sempre di ipotesi, in quanto i dati economici territoriali dell’Istat sono in ritardo di circa un anno.

Nel rapporto in questione vengono comparate le variazioni percentuali delle componenti del valore aggiunto e del PIL. Il confronto tra i dati piemontesi e i dati nazionali dimostra un andamento tutto sommato analogo, eccezion fatta per il settore dell’agricoltura, che in Piemonte ha fatto registrare un crollo pari al –9,9%, soprattutto a causa delle condizioni climatiche avverse.

Sono invece sostanzialmente parificate le variazioni percentuali riguardanti: l’industria in senso stretto, le costruzioni, i servizi e il prodotto interno lordo.

Nello specifico l’industria piemontese ha fatto registrare un leggero aumento rispetto al dato medio nazionale in calo. Bene anche le costruzioni (+9,8%) e i servizi (+4,6%), equiparabili al dato nazionale.

Previsioni per il futuro: tra ottimismo e preoccupazioni

Sia a livello nazionale sia a livello regionale le prospettive per il 2023 sembrano essere buone, tenendo conto che nei primi sei mesi dell’anno si è assistito a un importante crescita del PIL, spinta soprattutto dal settore delle costruzioni e dal terziario.

Ciò nonostante si teme per una variazione negativa, con una rapido deterioramento del quadro congiunturale per una crescita media annua del PIL poco al di sopra di un punto percentuale.

C’è da dire che in Piemonte l’andamento potrebbe essere lievemente migliore, considerato il livello di specializzazione produttiva nei settori chiave che stanno spingendo la crescita attuale.

Ad ogni modo, rimane la preoccupazione legata all’aumento dell’inflazione e all’incertezza geopolitica. Timori anche per il comparto agricolo piemontese, già fortemente provato dall’intensa siccità dello scorso anno.

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Paolo Alpa

Redattore con esperienza in ambito turistico, enogastronomico e ambientale

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