• 21/07/2024

Gruppo Raspini, leadership femminile

 Gruppo Raspini, leadership femminile

Tiziana Raspin

Tiziana Raspini, neopresidente e AD del Gruppo Raspini: “Export e sostenibilità per guardare al futuro”

«Lo stabilimento di Viotto di Scalenghe si è sviluppato attorno a quella che era la cascina dei miei nonni, i primi che si impegnarono nella lavorazione del prosciutto cotto e dei salumi, quindi, il cortile dello stabilimento è sempre stato luogo di passatempo e di incontro per me bambina e per i figli dei dipendenti».

Quella che ha portato Tiziana Raspini a rivestire il ruolo di presidente e AD del Gruppo Raspini è una storia che intreccia ricordi d’infanzia, tradizione industriale e capacità di innovare.

Qual è stato il percorso che l’ha portata oggi a dirigere il gruppo succedendo a suo padre Umberto (presidente onorario)?

 «L’ingresso operativo in azienda è avvenuto nel 1992, dopo il conseguimento della laurea in Biologia, un anno di tirocinio presso la Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari di Parma e aver ottenuto l’iscrizione all’Albo Professionale dei Biologi. Un percorso di studi qualificante e anche funzionale al mio futuro in azienda.

Mio padre è stato in questi anni un solido riferimento, per la sua profonda conoscenza aziendale e per la sua disponibilità nel condividere il suo sapere. Il primo progetto che ho messo in piedi è stata la realizzazione del laboratorio Microbiologico e, in seguito a questo, ho avviato il sistema di autocontrollo HACCP, creando schede tecniche di prodotto con i requisiti richiesti dalla legge.

Questo ha consentito all’azienda di ottenere, nel 1998, la Certificazione ISO 9001 e via via tutte le altre. Un passaggio che ritengo importante, che ha reso Raspini un’azienda trasparente e al passo con i tempi».

Come si riesce a passare da piccola azienda locale a uno dei primi salumifici italiani e a mantenere la posizione?

 «I passaggi della crescita di Raspini sono tanti e tutti fondamentali, così come lo è la filosofia aziendale sulla quale ha costruito la sua reputazione. Esistono punti cardine, come una buona lungimiranza imprenditoriale nel saper leggere con anticipo i cambiamenti del mercato, un’indubbia capacità commerciale unita a una grande attenzione nei confronti dei clienti, ma anche l’amore per il lavoro ben fatto, per il territorio e per le sue eccellenze.

Negli anni sono state fatte alcune importanti acquisizioni che hanno contribuito alla crescita dell’azienda: nel 2002 Prosciutti Rosa, un marchio storico e rappresentativo della tradizione gastronomica piemontese. Nato nel 1949, “Rosa” produce l’eccellenza del prosciutto cotto.

Nel 2018 è entrato a far parte del Gruppo Raspini, il Prosciuttificio San Giacomo di Sala Baganza (Parma), specializzato in prosciutti crudi stagionati per 18 mesi e oltre, ha una produzione destinata soprattutto all’export e a una clientela molto attenta all’alta qualità. La forza di Raspini è sicuramente rappresentata dalla varietà di proposta connotata da elevati standard qualitativi. Prodotti buoni al giusto prezzo».

Quali sono le prime sfide da affrontare in veste di AD?

 «Il mercato dei salumi sta indubbiamente affrontando un periodo complesso per una serie di cause, alcune delle quali assolutamente imprevedibili.

Raspini ha un obiettivo immediato: portare a compimento alcuni interessanti progetti indirizzati a ottenere una maggiore incidenza sull’export, riequilibrare i canali di vendita, ma anche perseguire l’impegno per trovare soluzioni collettive e condivise all’importante problematica dell’oscillazione del costo delle materie prime».

Come affrontate il tema sostenibilità, ambientale e non solo, negli ultimi anni sempre più centrale per le aziende?

 «Raspini ha una precisa responsabilità nei confronti del Pianeta in tema di riduzione della plastica. La linea di affettati Riccafetta consente al consumatore di trovare nel banco frigo l’intera gamma e l’alta qualità dei salumi Raspini, confezionata in vaschette con il 40% di plastica in meno, in grado di garantire comunque la freschezza e la fragranza tipiche del prodotto appena affettato.

Questa però non è l’unica iniziativa in tema di sostenibilità: Raspini ha uno storico legame con il territorio e ha racchiusi nel suo Dna i valori di rispetto per l’ambiente e la natura, tipici della civiltà contadina che è parte delle sue radici e della sua attività.

Seguendo questi principi, l’azienda ha avviato da tempo, un cammino virtuoso per trasformare gli stabilimenti del Gruppo in realtà a zero sprechi e a basso impatto ambientale. Ci stiamo impegnando con azioni concrete, accompagnate da importanti investimenti, che dimostrano il reale interesse per il territorio in cui operiamo.

Sui tetti dello stabilimento di Scalenghe è già esistente e funzionante un impianto fotovoltaico, oltre a un impianto di cogenerazione da 1.500 kW. Nel 2023 l’impianto fotovoltaico è stato ampliato con un nuovo impianto da 500 kW. Un ulteriore investimento che consente all’azienda di avvicinarsi all’autonomia energetica».

Lei rappresenta una rarità nel mondo dell’industria italiana, dove non è frequente trovare figure femminili ai vertici delle aziende. Come si concilia la vita familiare con quella lavorativa?

 «Rappresento la terza generazione della famiglia Raspini alla guida dell’azienda, ma nella nostra realtà, il fatto che questo posto sia occupato da una donna non è un evento insolito.

Le donne delle generazioni che mi hanno preceduto, sono sempre state attive e fondamentali: mia nonna Elsa è stata la prima – affiancata da mio nonno Ilario – ad aver dato il via alla produzione iniziale di salumi, che poi vendeva nel suo negozio di piazza Barcellona, a Torino.

Mia zia Maddalena, sorella di mio padre Umberto, è approdata in azienda giovanissima, appena terminati gli studi, e ha ampliato azienda e mercato, partecipando a fiere internazionali e aprendo addirittura l’export nel mercato giapponese.

È rimasta sempre al fianco di mio padre con un ruolo importante, loro è la trasformazione di Raspini da piccola azienda artigianale all’industria che conosciamo oggi. Si può quindi affermare che Raspini sia storicamente un’azienda dove la presenza e l’opera delle donne sia stata fondamentale.

Per quanto mi riguarda sono soddisfatta di aver trovato il giusto equilibrio tra il mio ruolo di moglie e madre di tre figli e la mia esperienza in azienda, anche se, come si può immaginare, non è sempre stato semplice e ha richiesto qualche sacrificio».

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Luca Indemini

Giornalista specializzato in tecnologia e innovazione

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