• 18/05/2024

Soft skills per la crescita aziendale

 Soft skills per la crescita aziendale

Paola Veglio

Le soft skills sono sempre più necessarie sul lavoro, specialmente in un momento storico che vede il mondo del lavoro in sostanziale cambiamento, a seguito del cambio di paradigma economico e dei nuovi assetti di geopolitica.

Ne abbiamo parlato con Paola Veglio, amministratore delegato di Brovind, azienda del cuneese specializzata nella movimentazione industriale su base vibrante

Il contributo umano che una guida femminile può apportare alle aziende riguarda sia la sfera pratica, sia quella relazionale. Tutto ciò deriva dall’innata sensibilità che contraddistingue le donne. La diversità di genere migliora i risultati d’impresa e facilita l’attrazione di talenti, conferma il rapporto dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro).

Paola Veglio, classe 1979, con studi al Politecnico di Torino in Ingegneria Elettronica, dopo una lunga gavetta iniziata nel 2006 nel laboratorio di elettronica di Brovind Vibratori S.p.A, nel 2011 affianca il padre, Giancarlo Veglio, nella gestione dell’azienda e nel 2013 diventa amministratore delegato.

Grazie a Paola, Brovind, azienda specializzata nella movimentazione industriale su base vibrante, ha intrapreso un percorso di crescita, passando da 39 addetti ai 160 attuali, con un aumento del fatturato da 5,4 milioni a 18 milioni di euro, ma anche un respiro internazionale, con il risanamento di una filiale in Brasile, l’apertura di una sede negli Stati Uniti e un’intensa attività commerciale nel Nord Europa.

La sua storia è lontana dal classico stereotipo della donna in carriera, racchiude una forte determinazione e impegno per la comunità, per lo sviluppo dell’azienda e per l’affermazione personale, in un settore ancora poco avvezzo alle figure femminili.

Paola, come valorizza le risorse umane dell’azienda?

«Credendo in loro. Credendo che le persone, la loro sicurezza sul lavoro e il loro benessere, vengano sempre davanti a tutto. Il maggior successo di un imprenditore è sapere che un dipendente viene felice a lavorare. Cerco ogni giorno di far crescere le persone, tirando fuori il loro potenziale e la loro autostima».

Come coinvolgere le persone nel processo produttivo?

«Valorizzandole e ascoltandole. Diamo troppo spesso per scontato che tutti abbiano gli stessi obiettivi e tendiamo a essere convinti che il nostro punto di vista sia un qualcosa di assoluto. Quando si tira fuori il potenziale di una persona, rispettando i suoi punti di forza, le sue debolezze e le sue ambizioni, questa si sentirà finalmente parte dell’azienda».

L’azienda è anche una comunità di persone. Che ruolo assume questo concetto a beneficio dell’impresa?

«I dipendenti sono persone che fanno parte di una comunità e di un territorio. Sempre più vitale diventa affrontare discorsi di welfare territoriale, ascoltando le reali esigenze delle persone e del territorio stesso. Quando si riesce a fare rete, tra privato, pubblico e terzo settore emergono davvero progetti interessanti, molto apprezzati dai dipendenti e dai cittadini. Come azienda operiamo a Cortemilia, piccolo borgo dell’Alta Langa, a rischio spopolamento. Il welfare e l’attenzione per chi abita il territorio sono elementi cruciali per invogliare le persone a restare, attraendo anche i giovani».

Quanto sono importanti le soft skills?

«Fondamentali. Se oggi, finalmente, si comincia a guardare il mondo femminile con occhi diversi, intravedendo le capacità e il valore che le donne possono apportare negli equilibri aziendali, vedo purtroppo ancora troppe donne porsi dei limiti.

Per anni la società ci ha fatto credere di non essere all’altezza, probabilmente alla fine abbiamo finito per crederci davvero. Personalmente, tra uomo e donna non credo sussistano disparità di capacità e competenze, ma è altrettanto vero che, quando sono le donne a ricoprire ruoli dirigenziali, emerge quella peculiare sensibilità che si rivela molto spesso fare la differenza in azienda».

Che formazione preferisce per l’azienda?

«Lavoro e abito in un paese di 2100 abitanti, in un’area interna come viene definita tecnicamente. Trovare persone altamente specializzate è praticamente impossibile. Evidentemente gli ingegneri ripudiano queste zone, ma è anche colpa nostra che non abbiamo saputo per anni creare aziende e progetti in grado di attrarli.

Investiamo, quindi, tempo e risorse per formare i ragazzi appena usciti dalle scuole superiori, contribuendo alla valorizzazione e alla professionalizzazione del lavoro di vibratorista. Diciamo che non ci fermiamo di fronte a nulla, insegniamo noi quello che spesso dovrebbe essere la scuola a fare. Ma che fatica!

Collaboriamo per questo anche con gli istituti tecnici, le università e l’amministrazione locale per accogliere e formare gli studenti, offrire loro un lavoro tecnico-specialistico e rendere Cortemilia, conosciuta soprattutto per l’enogastronomia e il turismo, un polo tecnologico attrattivo per i giovani più brillanti, perseguendo l’obiettivo di azzerare la disoccupazione nel territorio. Sto cercando di formarmi anche io per capire come attrarre la fascia dei 18-26 anni.

I giovanissimi di oggi hanno una testa anni luce lontana anche solo dalla mia, la loro è estremamente veloce e rapida, ma troppo spesso volubile e capricciosa. Voglio credere che là fuori ci siano ancora ragazzi con la stessa voglia di vivere e di imparare che ho ancora io a 44 anni!».

 

PIEMONTE ECONOMY -Soft skills per la crescita aziendale
Brovind Vibratori SPA

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Francesco Fravolini

Giornalista professionista, SEO Copywriter, videomaker e fotoreporter

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