• 23/02/2024

Tenuta Cannona: eccellenza del territorio

 Tenuta Cannona: eccellenza del territorio

Tenuta Cannona

Tenuta Cannona: centro sperimentale di viticoltura ed enologia

La Tenuta Cannona è il centro sperimentale della Fondazione Agrion che svolge attività di ricerca e sperimentazione di viticoltura ed enologia

Sorge a Carpeneto, in provincia di Alessandria, tra le vigne e le colline dell’Alto Monferrato, la Tenuta Cannona che vi raccontiamo attraverso le parole di Simone Bussotti, referente del centro sperimentale e ricercatore della Fondazione Agrion

Qual è la storia della Tenuta Cannona? E quali sono i suoi obiettivi?

“La Tenuta Cannona (link) è stata di proprietà della famiglia Cassone dal XVII secolo fino al 1980, periodo nel quale fu una realtà produttiva a tutti gli effetti. In seguito è stata acquistata dall’Ente di Sviluppo Agricolo del Piemonte e ceduta alla Regione Piemonte nel 1995. È stata “Tenuta Cannona S.r.l.” sino al 2015, dopodiché è entrata a far parte della Fondazione Agrion.

L’attività di ricerca è quindi iniziata già negli anni ’80, prima come S.r.l. ed è poi continuata attraverso la Fondazione Agrion.

Lo scopo per cui è stato fondato questo centro di ricerca fu quello di fornire alla filiera vitivinicola della Regione Piemonte un luogo dove fosse possibile svolgere una sperimentazione in toto, partendo dalla vigna fino ad arrivare al prodotto finale, garantendo così una continua innovazione nel settore e una sempre maggiore qualità del prodotto.”

Può dirci qualcosa di più sulla Fondazione Agrion?

“La Fondazione Agrion nasce nel 2014 per volontà della Regione Piemonte e di Unioncamere Piemonte con il compito di interpretare i bisogni delle diverse filiere produttive e fare ricerca al loro servizio.

Oggetto della ricerca condotta dalla Fondazione sono il miglioramento della qualità degli alimenti, della socialità rurale e dell’ambiente. In particolare, le attività di innovazione, ricerca e sviluppo tecnologico vertono sulla sostenibilità ambientale e mirano a diffondere best practice di agricoltura eco-sostenibile.

La Fondazione Agrion possiede quattro centri. Quello di Carpeneto, la Tenuta Cannona, è il centro per la viticoltura e l’enologia ed è entrato a far parte della Fondazione nel 2015. Gli altri centri riguardano la frutticoltura a Manta e l’orticoltura e i piccoli frutti a Boves e la corilicoltura a Cravanzana, nel cuneese.

La Fondazione Agrion svolge ricerca applicata ed è una sorta di anello di congiunzione tra i diversi attori della filiera. È direttamente a contatto con i tecnici e le aziende da una parte, e dall’altra con le università, le aziende fornitrici di servizi per il settore e altri istituti di ricerca.

Ci facciamo quindi portavoce delle necessità di aziende e tecnici e lavoriamo con le istituzioni e i diversi attori della filiera per dare una soluzione a queste problematiche.”

A livello pratico, in cosa consiste la vostra attività di ricerca e sperimentazione?

“Al Centro di Carpeneto svolgiamo sia attività di ricerca in campo sia in cantina attraverso lo svolgimento di microvinificazioni: lavorando con piccoli volumi e in condizioni controllate siamo in grado di svolgere tutta una serie di prove che con volumi normali sarebbero proibitive.

Le attività di campo sono molto varie. Abbiamo per esempio un vigneto con ibridi resistenti a peronospora e oidio. Queste piante resistenti, per essere piantate nelle diverse regioni, devono prima essere testate. Noi, in quanto ente di ricerca, riceviamo queste piante, le impiantiamo in vigneto e svolgiamo tutta una serie di rilievi agronomici ed enologici per verificare che sul suolo piemontese diano buoni risultati, non presentino anomalie e che siano effettivamente resistenti a questi patogeni.

L’anno scorso, grazie al nostro lavoro in cooperazione con l’IIS Umberto I di Alba e il DISAFA, sono stati approvati i primi quattro ibridi resistenti e da quest’anno possono essere impiantati nei normali vigneti commerciali della nostra Regione. Il progetto è in continuo sviluppo avendo sempre nuove varietà da testare.

Un altro progetto, su un argomento non meno importante, riguarda la gestione del suolo in vigneto e parte da un’esperienza ventennale maturata proprio nel nostro Centro con la collaborazione del CNR-STEMS. Infatti, già dai primi anni 2000, vengono svolti dei rilievi specifici su alcune particelle di vigneto caratterizzate da una diversa gestione del suolo per comprendere meglio come questa impatti sulla salute del suolo stesso.

Ad esempio dopo ogni evento piovoso vengono svolti rilievi sull’erosione e analisi sulla perdita di sostanze nutritive.

Questa esperienza è qualcosa di unico e prezioso data l’estensione temporale e spaziale che caratterizzano la prova. Da qui nel 2019 nasce IN-GEST SOIL, progetto con il quale si è voluto esplorare nuove possibilità di gestione del suolo, ma soprattutto trasferire i risultati ottenuti presso le aziende vitivinicole.

Abbiamo inoltre progetti che riguardano la selezione clonale – cruciale per la salvaguardia della biodiversità in vigneto – l’implementazione di nuova sensoristica per il monitoraggio del vigneto da remoto con xFarm e la Vignaioli Piemontesi, il monitoraggio del mal dell’esca con il DISAFA e AGROINNOVA, e prove sul contenimento della Flavescenza dorata con il Settore Fitosanitario, giusto per citarne alcuni.”

Su quanti ettari si estendono i terreni della Tenuta? Sono tutti coltivati a vite?

“Ad oggi Tenuta Cannona si estende su 54 ettari di cui una ventina sono destinati a vigneto. Di questi noi gestiamo attivamente solo quelli su cui si svolge attività di sperimentazione.

Oltre agli studi vitivinicoli che riguardano la maggior parte delle nostre attività, abbiamo anche un corileto, un impianto varietale di mandorli e quattro ettari di seminativi. Riguardo quest’ultimi, solitamente sono destinati a prove su grano mentre quest’anno sono stati impiegati per la coltivazione di leguminose.”

Sembra che i cambiamenti climatici e le alte temperature degli ultimi anni stiano impattando sulla coltivazione delle viti e sulla produzione dell’uva. Esistono soluzioni?

“I cambiamenti climatici hanno un impatto fortissimo sulla coltivazione della vite.

Anticipano le fasi fenologiche portando a un germogliamento precoce e quindi a un maggiore rischio che la vite vada incontro a gelate tardive, con danni economici davvero importanti. L’ anticipo riguarda anche la maturazione, che avviene in periodi molto più caldi e che spesso porta a uno squilibrio con accumuli zuccherini più elevati e un’acidità più bassa di quello che dovrebbe essere.

Le annate sono sempre più calde e quest’anno le temperature elevate, sopra i 35°C, si sono protratte fino a 10 giorni consecutivi ad agosto, un fenomeno mai registrato prima di oggi. Le viti di alcune aree del Piemonte hanno sofferto davvero tanto. Infatti per questa annata si prevede una significativa diminuzione a livello di produzione.

Gli impatti dei cambiamenti climatici sono davvero rilevanti, ma esistono tanti strumenti che si possono impiegare per cercare di mitigarne gli effetti. Un esempio può essere l’implementazione in vigneto di portinnesti più recenti; la maggior parte di quelli utilizzati è stata creata più di un secolo fa, quando la situazione climatica non era nemmeno lontanamente paragonabile a quella attuale.

A questo riguardo stiamo testando insieme al CNR, in un progetto Regionale, dei portinnesti sviluppati da loro su cui i test di laboratorio hanno dato risultati incoraggianti in risposta agli stress idrici. Inoltre, andremo a breve a costituire un campo catalogo con i vitigni locali innestati sui portinnesti della Serie M, che rispondono alle necessità già citate.”

Il vino Ovada DOCG è uno dei prodotti simbolo del territorio ovadese. Negli ultimi anni, Agrion e la Tenuta Cannona hanno contribuito a migliorare la qualità di questo vino tramite il progetto “Increase Ovada DOCG”. Cosa ci può dire a riguardo?

“Increase Ovada DOCG è un progetto che ha dato modo di acquisire preziosissime informazioni sul dolcetto. Informazioni che, seppur di base per alcuni vitigni di maggior rilievo, risultano spesso mancanti per i vitigni a minor diffusione.

Nel corso del progetto sono state caratterizzate le componenti fenoliche delle uve, sia delle bucce che dei vinaccioli, e la loro evoluzione nel corso della maturazione. Questo per determinare il miglior momento per la vendemmia e le migliori tecniche di vinificazione e affinamento.

Questa collaborazione tra il DISAFA dell’Università di Torino, Agrion e il Consorzio dell’Ovada DOCG ha già portato a un importante miglioramento a livello qualitativo. Questi progetti svolgono un ruolo cruciale nella valorizzazione delle tipicità del nostro territorio, con importanti risvolti anche sull’economia delle aziende locali.”

PIEMONTE ECONOMY - Tenuta Cannona: eccellenza del territorio
Vigneti Tenuta Cannona

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Paolo Alpa

Redattore con esperienza in ambito turistico, enogastronomico e ambientale

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